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Il signor W. (e-book)

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Un racconto originale in cui horror, thriller e fantascienza generano una storia in cui i punti di riferimento si fanno fluidi e oscuri proprio come il liquido nero che invade la città di W.  

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Il Signor W.

Autore: Federica Leonardi

Illustrazioni di: Laura Saddi

Anno: 2015

Formato: PDF

Pagine: 393

Collana: Horror LaPiccolaVolante

Genere: horror-weird

Isbn: 9788897785200

Il Signor W. è un horror-weird che mescola entomologia e reminiscenze lovecraftiane, con diversi richiami al Verme Conquistatore di E. A. Poe. Una storia in cui il terrore striscia e schiocca in una città dal volto antico, incede ora lento, ora rapido come il battito d'ali di una falena. Un racconto originale in cui horror, thriller e fantascienza generano una storia in cui i punti di riferimento si fanno fluidi e oscuri proprio come il liquido nero che invade la città di W.

Striscia il Tiktaal, tesse il Tiktaal
Conta il Tiktaal fino a dodici
ventiquattro ali soffici
Ventiquattro son cadute
son fissate con gli spilli
Conta il Tiktaal fino a dodici
Ora il Tiktaal s'è destato
s'è destato senza spilli
grida al mondo che è tornato
Grida il bimbo dentro al pozzo
Grida il tetto del palazzo
Il palazzo tesse e striscia
E la luce di ogni giorno
non farà mai più ritorno

Un uomo senza attrattiva e senza vita sociale, il signor W. trascina le sue giornate nella monotonia di una vita fatta di abitudini e gesti sempre uguali, rintanato nell'immenso appartamento che occupa l'intero quarto piano del Whateley, uno dei palazzi più antichi della città. La sua unica amica è Samia, la figlia del titolare del minimarket che bazzica ogni pomeriggio, per acquistare la solita spesa. La sua ossessione, le falene. Abbandonato da entrambi i genitori, W. coltiva il suo piccolo hobby da collezionista nello studio in fondo al corridoio. È sempre stato un tipo strano, il signor W., lo sa bene Giorgio Kaminski, il suo insopportabile vicino di casa. Un uomo taciturno, schivo, che forse nasconde un segreto.
Finché, nei tre giorni che precedono il suo trentesimo compleanno, accade qualcosa che muta il percorso perfettamente lineare della sua esistenza. Qualcosa, nascosta nel palazzo, si risveglia affamata di vendetta nel giorno della Luna di Sangue.

Breve estratto:

Quella mattina uno dei necrologi lo aveva fatto sorridere. Ci aveva trovato sopra un nome che conosceva, il nome di un suo vecchio collega. Un bastardo che gli aveva fregato la promozione, tanto tempo prima. Ora, finalmente, la giustizia rendeva a quel parassita il rovescio della medaglia. Eccola lì, nero su bianco, la sua ultima, definitiva promozione: da vivo a cadavere. Ben fatto.
Se ne era stato un po’ al parco, seduto sulla panchina, a lasciare che il sole gli si insinuasse tra le rughe, tra le
pieghe di pelle che gli si allargavano vicino le labbra come cerchi d’acqua, mentre sorrideva.

Tre gocce gemelle nascono contemporaneamente dall’intonaco. Kaminski le segue nella loro caduta verso il secchio.
Plink. Plink. Plink.
Con una sigaretta, pensa, mi roderei meno il fegato.
Tamburella con le dita sul tavolo.
Flavia solleva e posa pentole.

Era stata una bella giornata.
Neanche il solito vecchio pazzo che gli si era seduto vicino, appestandolo con il suo odore e le sue chiacchiere senza senso, aveva rovinato la quiete di quella mattinata. Lo aveva lasciato parlare, stuzzicandolo di tanto in tanto. Gli occhi sempre chiusi. Il palazzo in cui lui e Flavia vivono è l’ossessione del vecchio pazzo. Un’ossessione che in parte li accomuna. Anche Kaminski aveva ronzato per trentacinque anni attorno al Whateley, finché non era riuscito a fare suo l’appartamento al terzo piano. È uno dei pochi edifici storici della città. Uno dei pochi a non essere crollato durante il terremoto di due secoli prima. Lo considera un edificio “tenace”, un suo alter-ego di cemento e mattoni.

(Il signor W., pp. 24-25)

Recensioni

Valutazione 
08/10/2017

Leggetelo, assaporatelo, non ve ne pentirete!

Questo romanzo è STU-PEN-DO!
L’autrice è stata onesta a dichiarare con le due citazioni i riferimenti ai maestri Lovecraft e Poe. Sebbene avrebbe potuto evitarlo perché si capisce che fanno parte della sua formazione e il romanzo reinterpreta quei riferimenti in chiave del tutto originale. Tiktaal potrebbe essere un nuovo Antico e il “De vermis transfigurationis” il volume di un’arcana raccolta tramandata in tempi e spazi che travalicano le dimensioni conosciute. Che ci sia in un angoletto dell’autrice il desiderio di sviluppare una sua mitologia? La risposta non ha importanza, quello che importa è che è evidente che l’autrice ne sarebbe perfettamente in grado. La sua è LA buona scrittura. Quella capace di accarezzarti, di ammaliarti, di scuoterti e trafiggerti quando meno te lo aspetti. Il suo è uno stile unico. Capace di creare immagini vivide nella mente del lettore, capace di far assaporare odori e sentimenti, di sbattergli l’orrore in faccia. Di quello vero, che atterrisce ma allo stesso tempo ti tiene inchiodato, inerme, a subirlo e osservarlo, a volerlo subire e osservare. Ci sono tre passaggi nel romanzo per me esemplari, eccezionali. Passaggi dove l’autrice sfodera tutta la sua abilità visionaria e narrativa. Mi sono chiesto come si possano immaginare certe visioni. Ci vuole una “sensibilità” (in senso lato) fuori dal comune. Ho letto tutto il romanzo, e in particolare quei tre passaggi, col cuore che batteva nel petto. Accelerando inconsapevolmente la lettura, come a voler seguire il ritmo degli accadimenti, a inseguire il susseguirsi di visioni ed emozioni che si sovrapponevano in modo potente, ritrovandomi quando perso in visioni oniriche oltre la fisica normale, quando nel caos e nel terrore della rovina globale, senza via d’uscita, che ti logora piano piano, in ogni fibra del corpo e dell’anima, senza via di scampo. Più precisamente, mi riferisco alla salita del Signor W sulla Carset con Zerintia, al giorno del suo compleanno e la relativa celebrazione con le sue “falene”, e al finale, al crollo del Whateley, della Carset, e alla conclusione all’interno del Weir. L’autrice ha creato un modo narrativo complesso dove nulla passa in secondo piano. La città, con i suoi edifici storici, è spettacolare. L’autrice ci fornisce la sua storia e lo fa di pari passo con l’evoluzione della trama e dei personaggi, rendendo tutto molto affascinate ed entusiasmante. I personaggi sono tutti grandiosi. È chiaro chi siano i due protagonisti, ma l’autrice dimostra un rispetto per i suoi personaggi che gli fa onore. Alla fine si ha la sensazione che siano tutti comprimari e antagonisti al tempo stesso. Il vero grande antagonista è il loro passato, è il passato in generale, mosso dai fili di Noah e Emil, un passato infinitamente lontano che si muove “lungo un cerchio che ritorna sempre su se stesso, esattamente allo stesso punto!”. L’autrice è abilissima: nella prima metà del romanzo, ci fa vedere i personaggi in modo che si crei empatia con il lettore. Credo che ogni lettore, in un modo o nell’altro, nella prima parte, possa ritrovarsi in qualche personaggio, il Signor W., Samia, Zerintia, Silene, Dora, Edmondo, ecc… poi i personaggi mostrano l’altra faccia della medaglia sorprendendo il lettore che non può non rimanere estasiato da questo volta-faccia. Io stesso, nella prima metà, mi sono sentito vicino al Signor W., personaggio incredibile. L’ho amato, mi sono intenerito per il suo passato e per l’uomo che lo ha indotto a diventare. Non mi accorgevo che ero un’altra delle sue “falene”, mi ha attirato e alla fine ha fatto quello per cui è nato (non vado oltre per non “spoilerare”). Ma anche Samia, l’attrazione morbosa che prova per W. Mi aveva indotto a pensare una cosa che poi è stata piacevolmente smentita nella seconda metà. Ma la stessa Dora, sorella di Samia, sembra un personaggio di secondo piano e quasi fastidioso, quel suo senso di protezione esagerato, quel suo rovinare sempre le speranze della sorella. Alla fine si rivelerà un personaggio chiave, che conferisce al finale uno spessore specifico in termini di emozioni forti, sentimenti potenti. La trama poi è concepita con un’attenzione particolare. È una trama complessa, un intreccio di passato e presente, un intreccio di vite. L’evoluzione dei personaggi viene condotta in parallelo, facendo letteralmente godere il lettore nel vivere l’evolversi della storia attraverso i vari punti di vista che si alternano, quando serve (ad esempio, nel finale), in modo spasmodico, catapultando il lettore nel caos e nel panico della situazione. L’alternarsi dei personaggi permette anche al lettore di appassionarsi al massimo alla storia. Di farlo rimanere dentro quel mondo. Finisce una vicenda che riguarda un personaggio e ne parte un’altra per un altro personaggio. Il lettore, quindi, si sente affamato, vuole continuare nella lettura, vuole scoprire cosa sta succedendo sia in relazione alla vicenda appena sospesa e sia in relazione a quella appena iniziata. Ci sono tante storie nella storia in questo romanzo, orchestrate dall’abile mano dell’autrice, capace di dare al lettore quello che vuole, di sfiorarlo quando ne sente il bisogno e di spingerlo con forza nella ressa quando vuole essere scosso, vuole assaporare l’orrore dilagante, di eventi inspiegabili che si mescolano alla realtà, il senso di impotenza come “mosche intrappolate in bicchiere di vetro”, l’orrore che striscia “pigro e insistente” verso i personaggi e verso il lettore tra loro, l’orrore che ti dice che non avrai scampo e mentre te lo dice ti tortura mostrandoti, lentamente, senza nessuna fretta, cosa ti farà. La scrittura dell’autrice è così avvincente che il romanzo può essere letto tutto di un fiato e questo, in prima istanza, è stato l’effetto che ho percepito, divorando letteralmente un terzo del romanzo subito dopo l’acquisto. Ma, poi, qualcosa mi è successo. Mi sono imposto di leggerlo con attenzione. Di leggerlo solo quando potessi assicurarmi penombra, silenzio e solitudine. Perché, almeno a mio modesto modo di vedere, la scrittura dell’autrice merita di essere assaporata, parola per parola. Si riconosce un lavoro certosino che l’autrice fa sul linguaggio che è sempre funzionale alla situazione narrata. Il finale-finale (l’epilogo) rappresenta un’altra sorpresa, riporta in scena un personaggio che si pensava perduto per sempre, il tatuaggio ne è una firma inconfondibile. Finale aperto, degno di un romanzo che prevede un sequel. Ho terminato la lettura ieri notte e nella mia mente sento una voce che mi dice: “Adesso vieni con me. Vieni”, “Vieni, voglio farti vedere una cosa…” è la voce di “I Figli delle Ombre”, sequel che non vedo l’ora di leggere.

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